Dagli incontri “Guardando ad Est. Valori o mondialismo?” sul ruolo centrale della Russia nel futuro dell’Europa del 17 dicembre 2017, all’incontro del 29 settembre 2018 sulle “Relazioni bilaterali Italia-Russia”, grazie a Cantiere Laboratorio, Lamezia Terme e la Calabria hanno ricevuto personalità importanti come: Ekaterina Kornilkova (presidente di “Russkoe Pole&rdquo, Irina Vikhoreva (presidente dell’associazione italo-russa “Speranza&rdquo, il giornalista e reporter di guerra Sebastiano Caputo, i collegamenti video con il deputato della Duma di Rostov (Russia) Anatoji Kotliarov , la docente di Rostov Korsakova Liubov e il Presidente del Centro di Rappresentanza della Repubblica di Donetsk in Italia, Maurizio Marrone.

L’incontro di settembre, oltre ad Irina Vikhoreva, che ha curato la mostra dei disegni dei bambini di Mosca e Lugansk, e Luca D’Agostini, che ha presentato il suo libro “Dalla parte del Presidente Putin”, ha visto la partecipazione di due ospiti di livello internazionale come Nazir Evloev (presidente dell’Associazione Internazionale dei Blogger ed ex Portavoce del Ministero degli Interni della Repubblica di Inguscezia-Russia) ed in veste ufficiale Vladimir Vladimirovich Anikovich (Direttore di Media Holding “Regioni della Russia&rdquo.

D.: Allora Presidente, quale finalità hanno questi eventi?

R.: Prima di rispondere alla sua domanda, colgo l’occasione per ringraziare le associazioni “Speranza”, “Russkoe Pole” e “Madre Russia” che hanno collaborato con Cantiere Laboratorio nel tour che ha fatto tappa a Napoli, Lamezia Terme e Roma.

Lo scopo di questi incontri è innanzitutto quello di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana affinché prenda coscienza e conoscenza della Russia attuale e dei rapporti culturali e commerciali oltre che di amicizia tra i due popoli che hanno radici antiche prima con il Regno del Sud e poi con l’Italia.

D.: Dunque, secondo Lei è opportuno guardare ad Est? E perché?

R.: Guardare ad Est non è solo opportuno, ma è una necessità dettata dalla storia. Oggi, infatti, gli scenari geopolitici sono cambiati. La cortina di ferro non c’è più, ci sono due mondi che si fronteggiano: quello euro-americano dei Soros, Rockefeller, Rotschild e del Fondo Monetario Internazionale, fautore del Nuovo Ordine Mondiale che impone a suon di bombe una democrazia sempre più totalitaria nei confronti di paesi non allineati. Mentre in Occidente diffonde il virus dello gnosticismo e relativismo imponendo uno stile di vita dove l’uomo viene sempre più isolato e svuotato, senza anima e senza Dio ed un sistema economico fiscale opprimente.

Ed un altro mondo che resiste a questo scempio, che riscopre i valori della vita e della famiglia, della fede e delle radici cristiane che, seppur non perfetto, come ogni società umana, dà punti di riferimento. 

E questo mondo è rappresentato dalla Russia di Putin. La guerra commerciale e geopolitica contro di lui è iniziata da tempo e dubito che sia solo una guerra di natura economica, ma penso che sia principalmente di natura ideale e non ideologica. Si tende ad accerchiare la Russia per distruggerne l’essenza spirituale che essa oggi ancora rappresenta.

Di fronte a questi due modelli, quando è da poco trascorso il centenario delle apparizioni e del Messaggio di Fatima ed in quella prospettiva, Cantiere Laboratorio, e tutta l’area culturale che rappresenta, la scelta l’ha fatta: no al mondialismo, sì ai valori! Consapevoli di tutte le difficoltà di questa giusta scelta di campo in cui ci troviamo ad operare per affermare e difendere la nostra storia e la nostra libertà.

D.: A margine dell’incontro del 29 settembre avete incontrato decine di imprenditori. Quali riscontri ne sono scaturiti?

R.: E’ stato un momento molto importante che ha avuto dei riscontri molto positivi. Il gruppo di imprenditori ha potuto manifestare la volontà di eventuali sbocchi economici e di scambi commerciali con la Federazione Russa. La disponibilità di Nazir Evloev e di Vladimir Anikovich è stata massima e concreta.

Da questo incontro è nata la Rete di imprenditori del Lametino le cui credenziali sono state inviate a chi di competenza e già abbiamo la disponibilità di alcune Regioni della Russia pronte ad accogliere una nostra delegazione di imprenditori calabresi per dare concretezza ai possibili progetti di natura economica.

D.: E le sanzioni?  Il Governo Lega-5 Stelle, come quelli precedenti, ha votato per le sanzioni alla Russia per altri sei mesi. Qual è il suo giudizio in merito?

R.: In politica, più che le parole, contano i fatti, mentre le buone intenzioni rimangono tali se non sono suffragate da decisioni capaci realmente di rompere gli schemi. Purtroppo questo non c’è stato, come non c’è stato neanche il veto da parte del nostro Paese che avrebbe potuto dare il via a probabili nuovi risvolti nella politica in Europa. E questo non sarebbe stato né populismo né sovranismo, ma il buon senso della politica di un Paese, il nostro che da decenni è a sovranità limitata, perché altri ci dicono e ci impongono quel che dobbiamo fare, anche andando contro i nostri interessi. Le sanzioni alla Russia sono una cosa abominevole dal punto di vista politico e disgustosa dal punto di vista delle nostre perdite, sia in termini economici che di occupazione.

D.: A proposito di sovranismo e populismo in Italia, da tempo il filosofo e scrittore russo Alexander Dugin, che la stampa presenta come consigliere ed amico personale di Vladimir Putin, tiene conferenze e presenta i suoi libri e sembra essere polo d’attrazione soprattutto negli ambienti di estrema destra. Qual è la sua posizione in merito ed il suo giudizio su Dugin?

R.: A proposito dei due termini, non amo molto quelle parole che terminano con “ismo”, preferisco realista e popolare che hanno tutt’altro significato.

Anche nel caso di Dugin Alexander Gelevich non contano le parole, ma i fatti. Chiarisco che una certa stampa, come Repubblica e L’Espresso, specialisti in disinformazione, presentano Dugin come se fosse l’alter ego di Putin. Ebbene, da quanto è a mia conoscenza, egli non è amico personale né consigliere del Presidente della Federazione Russa. Se le due testate hanno le prove del contrario, lo dimostrino.

Non mi stupisco perché conosco fin troppo bene la loro teoria: “Se i fascisti in Italia seguono Dugin e Dugin è amico di Putin, significa che nel nostro Paese Putin è rappresentato dai fascisti e quindi è cattivo”.

Sappiamo bene che le cose non stanno così e peccato per loro che il Prof. Dugin non solo non rappresenta Putin, ma è molto critico verso la politica di quest’ultimo giudicandola “completamente sbagliata e la cui vittima sarà se stesso”. Un altro dei paradossi di questa storia è il seguente: il 22 giugno di quest’anno Alexander Dugin ha presentato il suo libro “Putin contro Putin”, insieme a Giulietto Chiesa, nella sede romana di CasaPound, un movimento che si autodefinisce come incarnazione del “Fascismo del terzo millennio”, che è filo-ucraino e quindi nemico di Mosca e di Putin e amico di Kiev e di Poroshenko, finanziato dagli americani, ai quali la sua presidenza è costata 5 miliardi di dollari.

Un insulto ai 10mila morti del Donbass sotto le bombe ucraine ed 1 milione e mezzo di profughi di una guerra dimenticata nel cuore dell’Europa. Una domanda sorge spontanea: come può essere Dugin amico di Putin se va a fare conferenze con il suo nemico? Allora a che gioco sta giocando il professore russo con il suo cocktail di occultismo, esoterismo, nazismo, nazional-bolscevismo e filo-sionismo, ammiratore di Ariel Sharon e del sionismo religioso di tendenza socialista oltre che amico con l’ex colonnello dell’SVR – Foreign Intelligence Service – Peter Suslov, con il quale ha creato il movimento “Eurasia”?  Per sua stessa ammissione molte delle sue idee coincidono con quelle di Steve Bannon, l’ex banchiere americano della Goldman Sachs, che sta chiamando tutti i movimenti sovranisti e populisti d’Europa, entrambi sovranisti da Bruxelles ma non da Washington e da Tel Aviv. Vedo all’orizzonte un grande imbroglio.

D.: Presidente, lei è impegnato in prima persona nel volontariato e nella battaglia culturale che lo hanno portato fin dal 1990 in missioni umanitarie soprattutto in Paesi in guerra. Cosa può fare la cultura?

R.: Ritengo che oggi la battaglia culturale sia fondamentale per costruire una società migliore. Solo attraverso la formazione culturale può nascere una classe dirigente e politica all’altezza della difficile ora presente. E’ giunto il momento che dalla saliva si passi al sudore ed alla concretezza di un agire per il bene comune.

E la cultura è l’arma migliore perché’ più di tutte è capace di smascherare la menzogna e la disinformazione. Le missioni a cui ho partecipato rispondono a questo obbiettivo. Vedere, giudicare, agire fondamentale per conoscere e diffondere realmente la verità dei fatti di cui tu, in quel determinato Paese ed in quel determinato momento, sei testimone di quanto accade.

D.: Lei spesso usa il termine “disinformazione” riguardo ad una certa stampa nel presentare gli avvenimenti internazionali. Come sono stati presentati, dalla stampa che lei critica, gli avvenimenti di Siria e Donbass dove lei è stato negli ultimi anni?

R.: Vi cito due episodi per farvi capire la potenza dei mass media, di quelli allineati, ovviamente, e per allineati intendo quelle testate che scrivono su dettatura e di quei giornalisti ai quali non interessa la verità, ma solo essere pagati per costruire teorie nell’interesse dei loro potenti padroni.

Nel settembre del 2015, invitato dalle autorità siriane, mi trovavo a Damasco a partecipare alla Conferenza Internazionale contro il terrorismo insieme ai rappresentanti di oltre cento Paesi. La stampa occidentale parlava della capitale Siriana come di una Città in ginocchio, senza acqua e corrente elettrica, dove il popolo era allo stremo e il regime pronto a capitolare. Io ero lì e, nonostante il fronte di guerra fosse a pochissimi chilometri, vedevo una Città viva con il traffico intenso, la gente che andava a fare la spesa, il mercato pullulava di famiglie, i negozi erano aperti le pizzerie ed i ristoranti erano stracolmi, i bazar, dentro i vicoli di una Città stupenda, erano pieni di acquirenti fino a notte fonda. La verità “vera” era questa, perché io la stavo vedendo e documentando, mentre senza pudore e vergogna la stampa occidentale diceva il contrario. Ecco cos’è la disinformazione.

Un altro esempio: durante la Pasqua del 2017 ero in Ucraina Orientale (Donbass), a Lugansk e Donetsk, per motivi umanitari e culturali. Ho conosciuto un popolo con una forte fede e con un senso civico straordinario, un popolo che desidera vivere in pace.

Ho visto le conseguenze dei bombardamenti ucraini ho incontrato parlamentari, uomini di cultura, giornalisti, ho visitato scuole ed orfanotrofi, villaggi distrutti, ho visto famiglie che avevano perso le loro case e le loro famiglie, ma nessuno aveva perso la sua dignità di vivere da uomini liberi.

La stessa stampa parlava di quelle terre come occupate dall’esercito russo. Ebbene, io non ho visto un solo carrarmato russo, non un solo soldato russo. Leggo invece che un intero popolo viene tacciato di essere terrorista, compresi i bambini, e solo perché nel 2014, stanchi di essere vessati perché di etnia e lingua russa, indicono dei referendum e, nella totalità dei votanti, decidono per l’indipendenza.

E’ forse un crimine che un popolo decida da solo il proprio destino con lo strumento della democrazia, mentre chi questo popolo lo bombarda e lo vuole sterminare agli occhi dell’Occidente passa per essere la vittima? Ecco la forza della disinformazione: far passare il bene per male ed il giusto per l’ingiusto.

D.: Un’ ultima domanda: si parla tanto di solidarietà, qual è per Lei il significato di questa parola?

R.: Sì, ha ragione, se ne parla tanto fino a far diventare questa parola un termine vuoto ed inflazionato che serve spesso ad alcuni per fare vetrina. La solidarietà è principalmente un dovere morale nei confronti di chi ha bisogno di aiuto, è dare voce a chi non ha voce. La solidarietà è condivisione di un’idea e di una scelta che ti porta a rischiare la vita per il tuo prossimo, vicino o lontano, senza chiedere nulla in cambio.

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